A
Padre Cipriano Casimir, il quale a causa della guerra aveva dovuto
prolungare il suo mandato di Superiore generale fino al 1946, succede
Padre Paolo Royon, nominato direttamente dalla Santa Sede dopo una
consultazione di tutti i religiosi della Congregazione.
Paolo Royon nasce in Francia nel 1880. Da giovane entra nel
seminario maggiore della diocesi di Arras e viene ordinato sacerdote nel
1905 e sarà sempre felice e fiero di questa chiamata.
Nel periodo della sua formazione conosce personalmente Don Grèa
ma è tramite Padre Giuseppe Raux Cric che rimane impressionato della
dottrina teologica sulla chiesa particolare di Don Grèa.
E’ attratto dalla intenzione di Don Raux, suo parroco, di fare
rinascere la vita comune nel clero diocesano, nella convinzione che la
salvezza dei fedeli dipende anche dalla santità e dallo stile di vita dei
loro sacerdoti in comunione tra loro e con il loro vescovo.
Dopo due anni di sacerdozio Don Royon, entusiasta dell’ideale
canonicale viene a Roma per l’anno di noviziato nella speranza di poter
ritornare nella sua diocesi come canonico regolare ed essere tra i
pionieri della vita comune. Per cambiamenti sopraggiunti all’interno della
congregazione questo suo desiderio non si è realizzato. Con grande spirito
di umiltà e di ubbidienza verso i nuovi superiori, Padre Paolo accetta i
diversi incarichi pastorali che gli vengono affidati : dapprima come
parroco e in seguito come professore, maestro dei novizi e superiore del
seminario maggiore di Gap (Francia).
Nel 1946 gli vien chiesto di assumere la responsabilità di
Superiore generale che accetta incoraggiato dalle parole evangeliche “Non
sono venuto per essere servito ma per servire”.
Dopo alcuni anni, sentendo il peso della responsabilità e per
motivi di salute, preferisce lasciare l’incarico a spalle più giovani
nella persona del suo primo assistente Padre Constant Robert, dedicandosi
alla formazione dei novizi dapprima in Francia e poi a Roma dimostrandosi
non solo padre ma anche madre. Coloro che lo hanno conosciuto sono unanimi
nell’affermare di lui: “Fu un prete, un uomo di Dio, un religioso che ha
amato la sua comunità e in special modo i suoi novizi.”
Conclude gli ultimi anni a Roma nella casa generalizia
dedicandosi alla preghiera. Il suo breviario era il primo e principale
libro di preghiera. Non voleva privarsi della gioia della lode divina,
della celebrazione dell’Eucaristia e della recita del Santo Rosario.
Si spegne in un chiaro mattino di settembre 1962 e nella pace del
Signore al quale aveva tutto donato. Il suo corpo riposa al cimitero del
Verano (Roma). “Generazioni di sacerdoti e di religiosi gli sono
certamente molto riconoscenti” (p.Italo Sorsoli)